La libertà non è solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere (Ultimo86).
 
 
postato da ultimo86 alle ore 15:49
giovedì, 06 dicembre 2007

Mi sono trasferito armi e bagagli a:

www.whiteheart.acerraonline.info

Vi giuro che è l'ultimo cambio di domicilio...
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categoria : heart, white, scimmia, acerra, acerraonline, whiteheart

postato da ultimo86 alle ore 16:41
domenica, 15 luglio 2007

Nasce Atena, il Portale della Onlus Atena, appunto. Un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si propone di ideare e realizzare progetti che diano vita, nell’ambito del territorio in cui essa opera, ad una qualità quanto più possibile rispondente ai bisogni della società contemporanea. Tradotto in breve vuol dire che la Onlus Atena, con sede ad Acerra, cercherà di dare il suo contributo per rendere (più?) vivibile la nostra città.
Si tratta di un’Associazione giovane, in tutti i sensi: giovane perché nata da poco, nel mese di luglio del 2007, e soprattutto perché crede fortemente nelle immense potenzialità della popolazione giovanile, che il mondo di oggi sembra invece avere dimenticato.
Attualmente siamo ancora in fase di organizzazione, con tutti i problemi logistici che questo comporta; ma è già attivo e funzionante il nostro Portale (www.onlus-atena.info), dove potete trovare, grazie anche alla collaborazione di alcuni nostri concittadini, notizie sempre aggiornate sulle realtà acerrane, oltre a diversi articoli su tematiche che ci stanno particolarmente a cuore, come l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, la cultura della legalità e dei diritti-doveri e una corretta informazione sulle sostanze psicotrope.
Un portale che vuole essere quindi una sorta di rassegna stampa, di guida, di segnalazione di eventi riguardanti la città di Acerra, ma non solo.
E’ nostra intenzione infatti tentare di creare una community, non solo virtuale, all’interno della quale partorire progetti e iniziative, dare vita a momenti di confronto e di informazione, analizzare problematiche e proporre soluzioni.
Di certo non avete bisogno di noi per sentirvi dire che ad Acerra le cose vanno male. Una città che sembra non avere più alcun futuro, per tutta una serie di fattori determinati nella maggior parte dei casi da un’amministrazione, non solo a livello comunale, incapace e corrotta.
Inutile anche ricordare lo scempio ambientale che della nostra città è stato fatto negli ultimi decenni, a coronamento del quale svetterà sovrano l’inceneritore, andando a devastare un territorio già sull’orlo del collasso.
Siamo consapevoli di essere già in ritardo, un colpevole ritardo: non è più possibile restare con le mani in mano. Non è più possibile cedere alla rassegnazione. Noi crediamo che Acerra possa e debba cambiare, ma non basterà volerlo distrattamente, e non sarà lamentandosi e basta che si potrà dar vita a qualcosa di diverso: bisognerà spendersi in prima persona.
Saremo ovviamente felici di ricevere da chiunque supporto, sostegno e collaborazione e disposti naturalmente a fornire altrettanto, avendo come principale obiettivo una Acerra diversa.


 
Antonio Schiavone,
webmaster de “Il Portale di Atena”

 
Potete contattarci su www.onlus-atena.info oppure inviandoci una email ad atena.akeru@alice.it

Per tutti i blogger o comunque gestori di un sito internet personale:
Se credete nel nostro progetto, o intendete collaborare con noi in qualsiasi modo, vi saremmo grati se voleste pubblicare sul vostro spazio internet questo annuncio. Qualora decideste di farlo, inviateci una mail o contattateci sul forum, in modo che sia possibile per noi annoverarvi tra i nostri “Supporters in rete”. Vi ringrazio anticipatamente.

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categoria : ambiente, vivibilità, acerra, onlus atena

postato da ultimo86 alle ore 17:14
venerdì, 16 marzo 2007

Il 2007: un Anno decisivo e significativo
Con la decisione n. 771/2006, l’Unione Europea ha dichiarato il 2007 Anno europeo delle pari opportunità per tutti, propugnando il disegno di una società più giusta e solidale.
Nella decisione, gli obiettivi dell’Anno europeo vengono fissati nelle cosidette quattro R - Rights, Representation, Recognition e Respect – che, tradotte in italiano, esprimono esattamente ciò che migliaia di coppie di fatto italiane, omosessuali e non, chiedono a gran voce ai nostri politici ormai da anni.
Si tratta di richieste legittime e democratiche volte a ottenere il riconoscimento di diritti uguali per ciascuna persona indipendentemente dalla propria condizione (Rights), una rappresentanza dei propri interessi all’interno della vita democratica del Paese (Representation), il riconoscimento delle diversità (Recognition) e, infine, il rispetto per la dignità e la libertà umana (Respect).

Una scelta ormai non più rinviabile: ancora una volta, l’Italia fanalino di coda in Europa
Dopo che la Danimarca ha aperto la strada nel 1989, l’Europa conta ormai ben 12 Paesi che hanno dettato una disciplina per le unioni civili. In alcuni Paesi nordici, da sempre all’avanguardia nella tutela dei diritti civili e sociali (Finlandia, Islanda , Norvegia, Svezia) la procedura di legalizzazione è riservata alle coppie omosessuali proprio nell’intento di contrastare qualsiasi forma di discriminazione di cui i cittadini possano essere vittime in ragione del loro orientamento sessuale. In altri Paesi (Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio) la procedura è rivolta indistintamente a tutte le coppie non sposate, sia di sesso diverso che dello stesso sesso. In Francia, un Paese al quale noi ci siamo sentiti sempre vicini per tradizioni culturale e giuridica, c’è stato un ampio riconoscimento delle coppie di fatto con l’introduzione nel 1999 del PAtto Civile di Solidarietà (PACS), che può essere stipulato anche fra una coppia di amici che decidono di fornirsi reciproca assistenza.
Il nostro Paese ancora una volta resta fanalino di coda in una campo così cruciale per la tutela dei diritti civili al punto tale da rendere impossibile il recepimento di alcune direttive europee sulla circolazione delle persone.
Eppure da tempo, in Italia le analisi statistiche attestano una forte ed evidente diversificazione delle forme di convivenze e dei sistemi relazionali affettivi e di assistenza che è andata di pari passo con l’evoluzione delle società occidentali di tipo complesso.

Il dibattito parlamentare è maturo
Sono tredici le proposte di legge della XV legislatura già presentate in Parlamento per disciplinare le unioni di fatto e per introdurre i Pacs nell’ordinamento italiano: otto alla Camera e cinque al Senato.
Dieci sono state presentate da parlamentari dell’Unione e tre da deputati e senatori della Casa delle Libertà.
Presso la Seconda Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, il sen Cesare Salvi ha avviato un esame congiunto di tutti i disegni di legge in materia di unioni civili con un articolato e costruttivo confronto.
Ciò vuol dire che, anche nel dibattito parlamentare, i tempi sono più che maturi per approvare una legge che risponda ad una istanza evidente della società italiana che non può più essere procastinata.
Per quanto riguarda le forze dell’attuale maggioranza vale la pena di ricordare che nel programma dell’Unione a pagina 72 si legge “L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante il sistema di relazioni, la loro stabilità e volontarietà”.
E’ necessario quindi appellarsi al senso di responsabilità della maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, avendo la stessa ricevuto un mandato ben chiaro da tutti gli italiani che hanno espresso il loro voto per l’attuazione del Programma. Ciò indipendentemente dal fatto che i diritti richiesti vengano riconosciuti ai singoli o alla coppia.
Per quanto riguarda le forze politiche dell’opposizione, bisogna sottolineare che alcune di loro hanno dimostrato una sensibilità sul tema presentando apposite iniziative normative.
Poiché si tratta di una delicata materia di diritti e libertà sarebbe anche auspicabile che si creasse un’intesa bipartisan che possa ridare orgoglio e dignità alle nostre istituzioni di rappresentanza e consentire di superare alcuni atteggiamenti fondamentalisti di una chiusura inspegabile perchè netta, ideologica e carica di pregiudizi. Atteggiamenti – è il caso di sottolinearlo – estranei persino alla Carità cristiana.

Basta con le parole: siamo tanti e vogliamo una legge
Il luogo più naturale dove deve essere stigmatizzato il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto è sicuramente la sede parlamentare perchè su temi così delicati è evidente che si continuerà sempre a registrare sensibilità diverse. Compito della politica - nel suo significato più puro -non è quello di negoziare i principi - che in quanto tali non sono suscettibili di contrattazione - ma di trovare soluzioni ampiamente condivise che rispecchino l’evoluzione della società reale.
Una buona legge deve avere al centro due punti decisivi: la espressa definizione dei conviventi dello stesso o diverso sesso facenti parte della coppia di fatto e l’opponibilità a terzi dello statuto dei diritti che scaturiscono dall’unione civile dalla materia di salute, a quella della previdenza, dell’assistenza e dell’alloggio.

Cosa chiediamo
Vogliamo che il Parlamento Italiano legiferi quanto prima sulla materia, permettendo all’Italia di riallinearsi a quanto già raggiunto dagli altri Paesi europei con specifico riferimento a quanto ottenuto in Spagna.

A chi lo chiediamo
Ci rivolgiamo in primo luogo ai Presidenti dei due rami del Parlamento perché si impegnino a far legiferare le Camere entro l’anno 2007 e, in secondo luogo, al Governo ed ai Segretari di partito perché si facciano fedeli interpreti della volontà reale del Paese.

Roma, 1 febbraio 2007

FIRMA LA PETIZIONE

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categoria : politica, dico, gay

postato da ultimo86 alle ore 09:08
domenica, 11 marzo 2007

La notizia: Cittadini spiati illegalmente

Chi lo avrebbe mai pensato? Dotata di "poteri straordinari" grazie al doppio Patriot Act di questi anni, l'FBI non ha saputo resistere alla tentazione ed ha imposto ad aziende ed entità varie di rivelare informazioni private sui cittadini americani in misura decisamente eccessiva rispetto alle necessità reali.

Questo il risultato di una indagine del Ministero di Giustizia - che negli anni in questione era guidato dal mitico John Ashcroft - sul comportamento tenuto dai federali nell'ambito delle nuove leggi antiterrorismo fatte scaturire dagli attentati dell'11 settembre.

Pare che gli uomini di Mueller - allora e tuttora direttore dell'FBI (che fa parte del Ministero di Giustizia) - si siano dimenticati troppo frequentemente di notificare il parlamento delle varie richieste di informazioni sui privati cittadini, che ora potevano emettere a destra e a manca, senza dover ottenere prima l'approvazione da parte di un giudice federale.

Tale libertà di azione - spiegava lo stesso Patriot Act - era stata concessa all'FBI "sulla fiducia e sulla buona reputazione dell'Agenzia", che sarebbe un pò come regalare a Nerone una scatola di cerini, in nome della sua ottima reputazione come ambientalista.

E infatti l'FBI, che nell'anno 2000 aveva emesso complessivamente circa 8.000 richieste di informazioni private, tutte approvate da un giudice federale, si è vista schizzare fra le mani quella cifra fino a 39.000 nel solo anno 2003. Tale numero è salito ancora nel 2004, superando le 56.000 richieste, per scendere a oltre 47.000 nell'anno 2005.

Un totale di circa 143 mila richieste - imposizioni, in realtà - di rivelazione di dati personali nell'arco di tre anni, delle quali purtroppo la nostra Agenzia di fiducia ha dimenticato di notificarne al parlamento almeno 8.000, ovvero lo stesso numero di richieste complessive effettuate nell'anno 2000.

Quando si dice farsi prendere la mano. L'indagine infatti ha anche rivelato che spesso i federali allargavano oltre misura il campo delle informazioni richieste, arrivando a includere voci che con un presunto rischio di terrorismo hanno ben poco a che fare.

Puntualmente "scandalizzata" è giunta la reazione di Gonzales - l'uomo che ha preso il posto di Ashcroft al momento della sua beatificazione - che ha definito "inaccettabili" i risultati dell'indagine, e ha promesso che la sua mano si abbatterà con fermezza su chiunque abbia approfittato del potere straordinario che gli era stato concesso.

In altre parole: l'uomo che è stato l'ispiratore stesso dei Patriot Acts, e che grazie a questo suo "merito" si conquista il Ministero per il quale sono stati concepiti, si ricorda solo ora di verificare che il suo gioiello sia stato utilizzato per i nobili fini di protezione del cittadino,e non per saziare la fame infinita di informazioni che risiede ormai nel DNA stesso degli agenti federali. E a quel punto Gonzales scopre amareggiato che qualcuno è uscito leggermente dai binari, violando ripetutamente il sacro principio che protegge la privacy del cittadino dalle intrusioni ingiustificate da parte governativa.

Come dicevamo, non lo aveva previsto nessuno, e Gonzales meno di tutti, visto che i cavilli legali per aggirare la Costituzione li ha messi a punto proprio lui. (Un pò come se Gasparri si fosse "stupito" che grazie all'omonima legge Berlusconi fosse riuscito a evitare di vendere Retequattro).

A conferma del fatto che si tratti solo dell'ennesima messinscena da parte della "Banda Bassotti", abbiamo un Robert Mueller particolarmente nervoso e sbrigativo (v. clip video) che si presenta alla conferenza stampa, e senza nemmeno alzare gli occhi dal foglio, recita meccanicamente il suo rosario: "il responsabile sono io, sono io che debbo rispondere, e intendo garantire che vengano corrette queste inefficienze… buongiorno e buonasera". Ovvero, di dimettersi non se ne parla nemmeno.

Ricorda qualcuno?

Massimo Mazzucco
da Luogocomune.net

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categoria : usa , privacy, fbi , libertà personale

postato da ultimo86 alle ore 09:24
venerdì, 09 marzo 2007

In questo curioso stivale che noi ci ostiniamo con caparbio patriottismo a gabellare per una nazione europea, ognuno pensa di vivere una situazione eccezionale in un proprio ambiente che sarà terribile sì, ma che è, appunto, eccezionale. E invece non è così: l’Italia è un collage di situazioni più o meno in fotocopia dove l’ambiente è insultato giornalmente e con aggressività crescente. Parrà strano ai non addetti ai lavori, ma inquinare rende. Rende perché c’è chi è disposto a bersi che la cosiddetta emergenza rifiuti è risolvibile solo costruendo inceneritori: basta santificarli cambiando loro il nome in “termovalorizzatori” e il gioco è fatto. Rende perché c’è chi è disposto a credere che abbiamo bisogno di energia e, invece di porre rimedio agli sprechi evidentissimi, si costruiscono altri mostri, dal “termovalorizzatore” stesso, che dell’energia è il più improbabile dei produttori, alle grottesche centrali a biomasse, a quelle a turbogas, ai rigassificatori. E questi mostri costano ognuno centinaia di milioni di Euro con tutto ciò che l’uomo di mondo sa quando cifre del genere sono in gioco. Rende perché ammalarsi porta quattrini agli operatori della “salute”, da chi auspica una prevenzione secondaria trascurando la primaria (vedi l’oncologo “scienziato” che c’incoraggia a respirare in letizia i fumi degl’inceneritori a patto che non mangiamo polenta e basilico), a chi fabbrica farmaci anticancro.

 

Ma c’è un altro problema, forse meno vistoso e più sottile. Come in molti paesi europei, anche noi italiani abbiamo un partito verde, un partito, cioè, che fa della protezione dell’ambiente la sua ragione di essere. Noi italiani siamo così fortunati che a Roma ci sta un verde a sedere sulla poltrona del ministro per l’ambiente e, dunque, apparentemente proprio la persona giusta perché l'ambiente trovi il suo paladino. Di fatto, però, il ministro verde ha lasciato che la truffa dei CIP6, quel copione tragicomico secondo cui inceneritoristi e petrolieri si pappano in tutta legalità (solo nostrana) i quattrini che noi versiamo per le energie rinnovabili, resti intatto per chi già ne beneficia, e lascia che a livello locale i vari satrapetti verniciati di verde si facciano beffe del DNA del partito e del patto stretto con gli elettori, comportandosi come i più fieri sostenitori di porcherie come la costruzione o l’ampliamento d’inceneritori, o quello di centrali a turbogas o l’implementazione di ogni follia che ripugnerebbe a chi abbia anche una sola goccia di verde nel proprio sangue.

Un caso tipico e tutt’altro che raro è quello di Ferrara. In quella provincia l’assessore all’ambiente è tale Sergio Golinelli, ex sessantottino virato occasionalmente al verde, che ha fatto e sta facendo fuoco e fiamme (la coincidenza!) per la triplicazione dell’inceneritore locale e per la costruzione ex novo di un impianto a turbogas. Di questa assurdità ho parlato personalmente con il deputato verde Marco Lion, con il senatore verde Marco Pecoraro Scanio (fratello del ministro) e con Fabrizio Fabbri, capo della segreteria tecnica del ministro. Ultimamente, qualche ferrarese ha chiesto l’espulsione dal partito di un personaggio del genere, cosa che sarebbe parsa un atto dovuto a chiunque. Ma la risposta a quella richiesta qual è stata? Non sono fatti nostri, ma sono di pertinenza regionale. Al che, ho scritto a Fabrizio Fabbri di cui ho grande stima e della cui amicizia mi onoro, esternandogli tutto il mio disappunto, e quella comunicazione è finita in copia a varie persone, tra cui un tale Sauro Turroni, ex senatore verde e oggi, bocciato dagli elettori alle ultime consultazioni, riciclato come funzionario di partito. Costui, piccato da non so bene quale mio passaggio, mi ha pregato con la classica gentilezza delle osterie di non interferire più con la sua emotività, informandomi pure come lui resti persuaso che io sia un “pezzo di guano” (cito testualmente).

Indipendentemente dalle rispettabilissime e, peraltro, interessanti convinzioni del sig. Turroni, mi piacerebbe che qualcuno fosse così paziente da spiegarmi a che cosa potrà mai servire un partito verde dove di verde resta appena una macchia nel simbolo e perché un partito simile non dovrebbe essere classificato come dannoso, visto che si propone nelle vesti di paladino dell’ambiente, attira i consensi di chi desidera che l’ambiente sia protetto per poi usare quegli stessi consensi per fare l’esatto opposto. Non è il classico pacco?

di Stefano Montanari
da Stefanomontanari.net

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categoria : inquinamento, ambiente, energia, verdi, centrali e inceneritori

postato da ultimo86 alle ore 08:57
venerdì, 09 marzo 2007

Una delle espressioni più divertenti del gergo politichese è «sinistra radicale». Sul significato di «sinistra» non c’è qui lo spazio per interrogarsi. Ma l’aggettivo «radicale» dovrebbe indicare intransigenza ferrea, allergia assoluta ai compromessi sui valori fondamentali. Ora: qualcuno può affermare che uno solo dei leader etichettati come «sinistra radicale» corrisponda alla descrizione? Sull’indulto, a parte i Comunisti italiani (e Di Pietro, che però di sinistra non è), nessuno ha trovato da ridire all’estensione del bonus di 3 anni di pena ai reati dei colletti bianchi, agli scambisti di voti con la mafia, agl’imprenditori che ammazzano i lavoratori con l’amianto o con condizioni di sicurezza inesistenti. Sulle leggi vergogna che hanno creato una giustizia di classe, non risultano iniziative clamorose perché si torni a punire il falso in bilancio e si cancelli l’ex-Cirielli che garantisce la prescrizione a chi può permettersi un avvocato di prima classe. Sulle morti bianche nelle fabbriche e nei cantieri, non si segnalano aut-aut al Parlamento per costringerlo a istituire finalmente la responsabilità delle aziende, già prevista per i reati finanziari. Sulla trasparenza del mercato, in attesa di superare l’attuale «modello di sviluppo» nei prossimi sei o sette secoli, si potrebbe trarre lezione dal caso dell’«immobiliarista» Danilo Coppola, che peraltro faceva quel che in Italia fanno tutti gl’imprenditori e i finanzieri: usava società off-shore nei paradisi fiscali, le intestava a camerieri rumeni, autisti cingalesi, giovanotti lituani, prestanomi di Kabumbulu (Congo). È vero che, facendo le stesse cose, Berlusconi è diventato il padrone d’Italia, ma forse una sinistra radicale degna di questo nome potrebbe invocare qualche regola un po’ più stringente, possibilmente prima che il signor Coppola o gli amici Fernando Warnakulasuriya, Dinush Sanjey Kumar e Misha Mulongo diventino presidenti del Consiglio. Invece, silenzio.

Possibile che i nostri rivoluzionari che s’indignano ogni due per tre e si macerano in interminabili crisi di coscienza per qualunque cosa accada a distanza di sicurezza di non meno di tremila chilometri, non abbiano nulla da dire sulle tante vergogne a due passi da loro (e da noi)? Per esempio: la promozione con tutti gli onori dei responsabili delle deviazioni del Sismi, a base di dossieraggi illegali, violazioni della privacy, sequestri di persona, giornalisti a libro paga, piani golpisti per «disarticolare» anche «con la violenza» magistrati, politici e giornalisti nemici del regime. Il generale Niccolò Pollari e il fedelissimo Pio Pompa, entrambi rinviati a giudizio per il sequestro di persona di Abu Omar, sono stati premiati: il primo è diventato consulente della presidenza del Consiglio e consigliere di Stato (cioè giudice amministrativo di secondo grado); il secondo, capodivisione del ministero della Difesa. Dalla sinistra radicale, silenzio di tomba.

Nessuno stracciamento di vesti neppure quando il governo ha sollevato conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta contro i giudici di Milano, accusandoli di aver violato un segreto di Stato che, semplicemente, non esiste. Vedremo quanti cadranno in crisi di coscienza quando Mastella annuncerà, in piena continuità con l’ottimo predecessore Castelli, il no del governo alla richiesta di estradizione per i 26 agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. Silenzio di tomba anche sulla scomparsa della pur blanda riforma Gentiloni dai 12 punti del Prodi-bis e sulle incredibili proposte «riformiste» per cambiare la Costituzione e «rafforzare il premier» (Berlusconi già si lecca il trapianto). Il raddoppio della base di Vicenza senza consultare i vicentini è certamente uno scandalo, ma dal punto di vista della pace nel mondo è piuttosto marginale, posto che le basi Usa in Italia sono 54. Quanto accade in Afghanistan è molto allarmante, ma non sarà il nostro governo a decidere quando ritirarli: saranno i talebani a decidere quando metterli in fuga (dovettero darsela a gambe i 100 mila dell’Armata Rossa, figurarsi i 30 mila dell’Armata Brancaleone).

Nell’attesa, ci sarebbero 45 militari morti e 513 malati per l’uranio impoverito delle varie «missioni di pace»: a parte l’impegno di alcuni parlamentari (Franca Rame e pochi altri), la loro sorte non pare proprio in cima ai pensieri della sinistra radicale. A questo punto potremmo smettere di chiamarla «radicale». Già «sinistra», certe volte, è un termine francamente eccessivo.

di Marco Travaglio
da "L'Unità" del 7 Marzo 2007
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categoria : politica, giustizia, sinistra, contraddizioni, marco travaglio

postato da ultimo86 alle ore 19:47
mercoledì, 07 marzo 2007

Altamore_Petrella.jpg

Seguitemi, se ci riuscite, in questa storia. Vi svelo subito il finale: ci hanno rubato l’acqua. Nel 1992 la legge Galli avvia la privatizzazione dell’acqua. Nascono 92 società di gestione a capitale misto: privato e pubblico. Queste società hanno un solo obiettivo: il profitto. Alcune sono quotate in Borsa. Più aumenta il prezzo dell’acqua, più aumenta il valore dell’azione e più staccano dividendi.
Tutti sanno che il petrolio di questo secolo si chiama acqua. Rispetto al petrolio ha una qualità importante: non serve per spostarsi, ma per vivere. L’acqua è vita e ogni giorno 30.000 persone muoiono nel mondo per mancanza d’acqua. Quale speculazione migliore della vita umana?
La privatizzazione dell’acqua è più di una vergogna, di uno schifo. Le parole trovatele voi. L’Acea che dà l’acqua ai romani ha incrementato il suo utile nell’ultimo anno del 30% distribuito in gran parte agli azionisti. “Grazie Roma che ci fai piangere ed abbracciarci ancora...”.
Il giro d’affari annuo delle piovre dell’acqua è di CINQUEMILIARDIDIEURO. Questo non è capitalismo. E’un’economia di rapina che fa utili sulla pioggia. L’acqua non può essere un dividendo, non può produrre utili. Va sottratta alle società per azioni. In futuro di acqua ce ne sarà sempre meno. E’ un bene pubblico. Anzi, è il principale bene pubblico. Il Governo faccia qualcosa prima che la gente si muova da sola.
Ascoltate l’intervista di Piero Ricca a Giuseppe Altamore di Famiglia Cristiana e a Riccardo Petrella dell’Università Cattolica di Livanio.

da Beppegrillo.it

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categoria : acqua, beppe grillo

postato da ultimo86 alle ore 19:39
mercoledì, 07 marzo 2007

C’è chi pensa che Fabrizio Del Noce, facendo la guerra a Pippo Baudo durante e dopo Sanremo, voglia favorire Mediaset dell'amico Bellachioma. Ma è un'infame calunnia che, fra l'altro, presuppone l'esistenza di un complotto, che a sua volta presuppone l'esistenza di un cervello. Basta vedere Del Noce, o sentirlo parlare per cinque secondi, per escludere l'ipotesi a priori. Il popolare Noisette, inopinatamente direttore della prima rete Rai dal 2002, non lo fa apposta a litigare con tutti i talenti superstiti della tv italiana. Gli viene naturale. Si potrebbe parlare della sindrome di Salieri, se non fosse che Salieri era un grande musicista oscurato dal genio di Mozart, mentre Del Noce è Del Noce e, per oscurarlo, basta e avanza un lombrico.

Proprio questo è il suo dramma: sa di essere Del Noce e perciò detesta il talento, teme la bravura e, se per caso incontra l'intelligenza, mette mano alle cesoie. Nel 2002, appena approdato - con sua grande sorpresa - alla direzione dell'ammiraglia Rai, fu subito chiamato a una prova d'amore per chi l'aveva piazzato lì: eseguire il diktat bulgaro e cancellare dal palinsesto il programma più visto della tv italiana, ”Il fatto” di Enzo Biagi. Un altro avrebbe provato almeno un pizzico di imbarazzo: lui no, lui licenziò il più amato dei giornalisti italiani con gran voluttà e compiacimento, e lo sostituì con "Max & Tux", poi con "La Zingara", poi con "Batti e ribatti", un fiasco via l'altro. Perché è nei fiaschi che lui dà il meglio di sé, è nella mediocrità che sguazza felice, è nel nulla assoluto che trova la sua realizzazione più piena. Non fosse così fuori mano, prenderebbe la residenza a Caporetto.

Ogni tanto - non certo per colpa sua, ma per la legge dei grandi numeri - gli capita d'imbattersi in un programma di successo. Nel qual caso tiene a precisare che lui non c'entra e promette di non farlo più. Il suo Sanremo 2004, affidato al genio di Tony Renis, riuscì nel raro intento di mettere in fuga i cantanti e le case discografiche, e limitò i danni solo grazie al trio Cortellesi-Gnocchi-Ventura e alla visita fuori programma di Celentano. Nel 2006, dopo il successo di Bonolis (in prestito d'uso da Mediaset e subito restituito come nuovo), altro tonfo epocale con Panariello. Ora che Baudo ha risollevato le sorti del festival, è comprensibile che Noisette rosichi. Un altro avrebbe aspettato qualche giorno, prima di giubilare il bravo presentatore. Lui l'ha silurato in diretta. Andava a cena e diceva a tutti: basta con Baudo. Poi qualcuno riferiva e lui smentiva. Ma un minuto dopo lo chiamavano al cellulare e ribadiva: Baudo ha chiuso. I cronisti di passaggio domandavano: abbiamo capito bene, Baudo ha chiuso? E lui: ma no, ma quando mai, massima fiducia. Poi però usciva a prendere un caffè e ribadiva al barista: Pippo raus! Gli scappava proprio.

Due anni fa stessa scena con Celentano, reo di aver creato "Rockpolitik", il programma più visto degli ultimi dieci anni, con punte sopra il 50% di share. Del Noce si «autosospende» per l'esatta durata della trasmissione, onde evitare che qualcuno gli attribuisca lo strepitoso successo. Idem per Renzo Arbore, che toma in tv dopo anni di assenza: un trionfo, sia pure in terza serata. attribuisca lo strepitoso successo. Idem per Renzo Arbore, che torna in tv dopo anni di assenza: un trionfo, sia pure in terza serata. Quanto basta per far saltare la mosca al naso a Noisette, che lo boicotta mandandolo in onda a notte fonda, finché lo showman esasperato annuncia: «Ne passerà del tempo prima che mi rivedano alla Rai». Missione compiuta. Un giorno Panariello chiama Paolo Hendel nello show del sabato sera. Ma appena si sparge la voce che farà battute su Vespa e su Bondi, lo tagliano su due piedi. La decisione è del tremebondo produttore Ballandi, ma Noisette ci tiene a prendersi il merito della censura: «Ballandi mi ha anticipato, la linea editoriale di Rai1 vieta la satira politica: è una garanzia per tutti, destra e sinistra. Non si parla male di nessuno». Fuori un altro. Nel 2005 il figliol prodigo Bonolis torna a casa Mediaset e si cerca un nuovo conduttore per "Affari tuoi". Il Cda e Cattaneo ingaggiano la coppia Fazio-Teocoli. Ma Del Noce si mette di traverso: chi saranno mai Fazio e Teocoli di fronte a Pupo? Ecco: lui si trova bene con i Marzullo (responsabile Cultura di Rai1), i Panariello, i Pupo. Diceva Mino Maccari: «Se riesci a stare più di due minuti in compagnia di un cretino, sei un cretino anche tu». E ancora: «L'attività del cretino è molto più dannosa dell'ozio dell'intelligente». Del Noce, per la cronaca, è attivissimo.

di Marco Travaglio
da "L'Unità" del 6 Marzo
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categoria : mass media, rai , marco travaglio, conflitto di interessi

postato da ultimo86 alle ore 11:42
mercoledì, 07 marzo 2007

Gli Stati Uniti e la loro Coalizione e gli alleati della NATO (Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Regno Unito e Giappone) sono profondamente coinvolti nelle morti post-invasione di 145.000 donne afghane perinatali, 1.4 milioni di donne afghane in totale e 2 milioni di bambini afghani con meno di 5 anni – morti che sono avvenute in gran parte mediante la deliberata violazione, da parte dell'Occupante, delle Convenzioni di Ginevra in base alle quasi l'occupante deve fornire i mezzi di sopravvivenza ai soggetti conquistati e infatti deve fornire ai "fanciulli d'età inferiore a quindici anni, le donne incinte e le madri dei bambini d'età inferiore a sette anni" gli STESSI mezzi che fornisce ai propri cittadini.

Gli Stati Uniti e i loro alleati sono chiaramente coinvolti nell'orrenda strage razzista di donne e bambini afghani. La pace è l'unica via, ma il silenzio uccide ed il silenzio è complicità. Le persone decenti di tutto il mondo sono inderogabilmente obbligate ad (a) informare gli altri su queste atrocità in corso e (b) agire eticamente nei loro affari personali e di lavoro nei confronti dei responsabili, per esempio mediante le sanzioni o i boicottaggi personali e collettivi nazionali ed internazionali verso i complici di questa impensabile ed orrenda mortalità di massa evitabile (ass Avoidable Mortality, MAD) in corso, questa strage di donne e bambini afghani del tutto indifesi. Vi prego di fare la vostra parte per opporvi alla guerra bushista alle donne e ai bambini afghani che è, più specificamente, una guerra razzista alle donne e ai bambini asiatici, una guerra alle donne e ai bambini arabi e una guerra alle donne e ai bambini musulmani – vi prego di inoltrare questo articolo a chiunque conosciate, ai media, alle chiese, alle organizzazioni politiche e sociali, alle organizzazioni delle donne e ai rappresentati politici. Non possiamo voltarci dall'altra parte.

Data la lunghezza dell'articolo, rimandiamo al link seguente per leggerlo nella sua interezza:

LINK ARTICOLO COMPLETO

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categoria : usa , giustizia, afghanistan, guerra, diritti umani

postato da ultimo86 alle ore 11:34
mercoledì, 07 marzo 2007

Per qualcuno la politica da il pane per vivere. E vivere anche bene. Come accade al sud, a Catanzaro e in Calabria. Una regione che vive solo di iniziative statali, di finanziamenti pubblici, dove non esiste quasi del tutto l'iniziativa privata.
Entrare in politica dà da vivere: un consigliere comunale guadagna 1300 euro netti al mese, quando al call center arrivi a prenderne a malapena 500. E se arrivi a diventare assessore, puoi prenderne anche 19000, di euro al mese (l'assessore ai lavori in Calabria ..).
In una regione dove la disoccupazione raggiunge il 60%, controllare i bandi che assegnano un posto fisso a 1000 euro al mese, a gente del tuo bacino elettorale, diventa importante. Si creano strani patti tra politici (sindaci, assessori ...) e comitati, che si frappongono tra la gente e il pubblico.

Come avvenuto a giugno 2006 a Reggio Calabria, col bando per 300 posti, cui si sono presentati quasi un migliaio di disoccupati. Una manna, che il sindaco si è guardato bene dal pubblicizzare. E dove in due ore si è formato un comitato, fuori dai regolamenti comunali, che gestiva la cosa, la lista, l'ordine di arrivo ...

Come spiegava Riccardo Iacona, intervistato a "Che tempo che fa", questo sistema crea un problema: se io, come politico, guadagno 10 volte tanto rispetto ad un ricercatore, cercherò di rimanere in politica tanto più a lungo possibile.
E mi occuperò più di fare campagna elettorale che di vera politica, per manterere il mio pacchetto di voti.
Visto che i voti sono l'unico bene posseduto dai politici.

Si crea un nuovo rapporto con gli elettori: scompaiono i partiti tradizionali, perchè la gente vota la persona. A prescindere dal partito che ha dietro, che può cambiare da elezione ad elezione, dal programma ...
Vengono avanti i cosiddetti partiti-persona, vere e proprie macchine elettorali incardinate su persone in grado di poter coltivare il proprio elettorato.

Colpa anche della legge elettorale, per cui non si può scegliere l'eletto, ma questi viene scelto dai capipartito a Roma. Questo crea, a livello locale, delle corti: persone che si tengono stretto il pugno di voti che raccattano nelle proprie liste civiche, perchè con quei voti, saltando da un partito all'altro, diventano l'ago della bilancia, e fanno la fortuna o la disgrazia di questi.
Esemplare il caso delle elezioni del sindaco a Catanzaro:

Mario Tassone (UDC, candidato del centrodestra) è stato trombato al primo turno.
Rosario Olivo è il candidato del centrosinistra. Passato dal PSI al centrosinistra con una trattativa lunga 7 mesi.
Franco Cimino: candidato di una lista che comprende Udeur, Udc, Italia dei Valori e Psi. Da solo ha sconfitto e sottratto voti al centrodestra. Il suo slogan è stato "aggregare, abbracciare, amare".
Poi ci sono le liste dei transfughi da Forza Italia che, sentendo il vento che cambia, hanno creato liste civiche che hanno raccolto più del partito d'origine.

C'è gente come Pino Soriero, passato dai Ds a Italia dei Valori, contro il centrosinistra.
Domenico Tallini: dal Movimento sociale all'Udeur di Mastella. Tutti a fare il salto della quaglia, senza scandalo. Tutti pronti a vendersi al miglior offerente.

Iacona ha intervistato Francesco Leone, capo elettore di Cimino. Spiegava il suo lavoro: raccogliere voti, fare favori, segnalazioni.
"Esistono gruppi di potere, non esistono più i partiti. La gente si rivolge a te per un favore."

Uno come Francesco, con la sua bella lista di elettori, di cui sa vita morte e miracoli, è una persona importante. In diretta abbiamo assistito ad una raccomandazione per un esame universitario.
E Leone, prontamente, ha telefonato al professore (di scienze motorie dell'università di Catanzaro) per chiedere un aiuto per il giovane ...

Tutto alla luce del sole. Con la politica riesci ad entrare in un mondo inavvicinabile: professori, docenti, tecnici .. puoi accellerare l'iter per un esame clinico, par passare un esame. Tutte queste persone sono sensibili alla telefonata di un politico (o di un capo elettore), perchè sanno che pima o poi anche loro avranno bisogno di un favore.
"La gente non vuole la città più bella. La gente vuole qualcuno che gli sappia risolvere i problemi quotidiani. E' triste questo.. in un paese normale non dovrebbe essere così" ammetteva Leone, davanti a Iacona.

E la politica saprà essere riconoscente con gente come Leone: essendo il primo dei non eletti, potrebbe essere scelto per un incarico di sottogoverno, o in regione.
Mentre altre persone, lontane dalla politica, anzi proprio per questo, il posto lo hanno perso. Come è successo a Tommaso Madia: cui la Agecontrol non ha rinnovato il contratto di consulente agrario, in favore di tre persone legate ad A.N., nella figura del deputato Buonfiglio.
Pur non avendo i titoli di studio. Ma essendo parenti, militanti di A.N., consiglieri di A.N.

Queste persone dovranno poi controllare gli abusi per i fondi comunitari, dati ad aziende agricole fittizie. Create per frodare la comunità europea. Come possono, persone che lavorano per la politica, controllare persone appartenenti al proprio serbatoio elettorale?

Questa è la mafia. O pensavate che la mafia fosse solo la fiction con Provenzano e Riina?
Ieri Riccardo Iacona ci ha fatto vedere come lavora la politica degli imbrogli, dei voti di scambio, del "tu fai un favore a me e io faccio un favore a te".
Come l'accordo che chiedeva, sempre alla luce del sole e davanti alle telecamere, il candidato Cimino (Udeur) a Marco Folllini, che lo telefonava da Roma.
Sembrava na scenetta preparata. E invece era tutto vero.
Ma Udeur e UDC non erano avversari?


Fonte: http://unoenessuno.blogspot.com
Link: http://unoenessuno.blogspot.com/2007/03/w-litalia-pane-e-politica-1.html
5.03.07
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categoria : politica, istituzioni, raccomandazioni, democrazia rappresentativa

ultimo86